Giovani, lavoro e l’attualità (per noi) dell’avere maestri*
Interventi ADAPT, Mercato del lavoro
| di Francesco Seghezzi
Bollettino ADAPT 24 marzo 2025 n. 12
Anche in un’occasione come questa, quando parliamo di giovani e lavoro, non possiamo che partire da alcuni dati, poiché ci troviamo di fronte a una vera e propria svolta epocale.
Tra il 2014 e il 2024, si è registrato un aumento di 414 mila occupati nella fascia di età compresa tra i 15 e i 34 anni a fronte di una crescita di circa 1,8 milioni di occupati con più di 15 anni. Solamente il 23% della crescita occupazionale è stato quindi determinato da under 35, mentre l’aumento è stato più marcato tra i 50 e i 64 anni (+2,1 milioni) e tra i 65 e gli 89 anni (+295mila).
Parallelamente, la popolazione di riferimento è in calo. Tra il 2019 e il 2024, si sono perse 685 mila persone nella fascia di età tra 0 e 14 anni. Per questi motivi la difficoltà nell’incontro tra domanda e offerta di lavoro, che viene sempre posta a tema quando si parla di giovani, non può essere considerata un’emergenza, il disallineamento è strutturale e le previsioni demografiche ci suggeriscono che continuerà ad esserlo, sempre di più. Questi dati sgombrano anche il campo da una narrazione che tratta i giovani come viziati e privi di voglia di fare. Lo dimostra anche che negli ultimi dieci anni il tasso di inattività è diminuito, e l’incidenza dei Neet tra i 15 e i 29 anni è scesa dal 23,7% al 15,2% negli ultimi cinque anni.
Ma non siamo certo di fronte solo a cambiamenti quantitativi. I giovani rappresentano oggi certamente una risorsa rara, ma sono anche figli di una cultura del lavoro che ha insegnato loro che il posto di lavoro conta poco, conta l’esperienza, conta un percorso. Hanno interiorizzato questo concetto e oggi le imprese faticano a reggere l’incertezza che questo genera (pensiamo al numero di dimissioni e alla breve durata ormai di molti contratti a tempo indeterminato per i più giovani) e il problema è quindi di natura culturale e legato alla concezione del lavoro. Un certo modo di vivere il lavoro che hanno visto dai loro genitori che assorbiva la vita e che riduceva il lavoro a una dimensione unicamente di sacrificio oggi sembra non reggere più perché ne sono venute meno le ragioni e vince il rifiuto. Non possiamo sperare che un certo valore e significato del lavoro venga riscoperto o reinventato senza un adeguato supporto e guida, offerti con simpatia e non attraverso approcci moralistici. Questo vale per le imprese, per i sindacati, per la pubblica amministrazione e per ogni contesto lavorativo. Parlare di giovani e formazione al di fuori di questo rapporto, penso sia molto difficile fa riscoprire una bellezza che tutti noi sappiamo esserci nel lavoro e che può portare a lavorare meglio, per noi e per il bene comune.
Se siamo qui oggi, è perché qualcuno di noi ha incontrato una figura di riferimento, un maestro. Marco Biagi è stato per molti di noi, anche per coloro che non lo hanno conosciuto di persona, un vero maestro. Il maestro è colui che non lega a sé, ma al significato di ciò che porta. Il fatto che la quasi totalità delle persone di ADAPT e dei giovani presenti oggi non l’abbia conosciuto dimostra la forza del suo insegnamento e del suo essere guida. Con ADAPT proviamo, nella fatica quotidiana e sapendo di essere spesso deboli nel perseguire le nostre intenzioni, ad accompagnare le persone e continueremo a farlo, coscienti che è proprio l’essere insieme, il gusto della relazione, del confronto, anche della dialettica, il sale di un lavoro che ha qualcosa da dire alla vita di tutti noi.
Presidente ADAPT
*Intervento dell’autore al Convegno in memoria di Marco Biagi “Giovani e Lavoro: l’attualità del pensiero di Marco Biagi”, CNEL, Roma, 18 marzo 2025
Condividi su: