La (lenta) ripresa delle retribuzioni contrattuali

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| di Maria Carlotta Filipozzi

da un working paper di Jacopo Sala e Silvia Spattini

Nel 2024 i salari sono tornati a crescere più dell’inflazione: nel settore privato l’aumento è stato del 4%, a fronte di una crescita dei prezzi dell’1%, con un incremento reale del 3%. Un segnale positivo, che però va contestualizzato rispetto alle perdite del triennio precedente, con retribuzioni reali in calo dell’1% nel 2021, del 6,6% nel 2022 e del 3,3% nel 2023. Queste perdite sono state determinate dalla straordinaria pressione inflazionistica (che nel 2022 ha toccato il picco record dell’8,1%) e dai ritardi nell’adeguamento salariale, dovuti alla durata dei contratti collettivi e ai rallentamenti nei rinnovi.

Analizzando la crescita delle retribuzioni contrattuali nei diversi comparti del settore privato, emerge una dinamica particolarmente positiva nell’industria, con un aumento complessivo del 4,6%, che raggiunge il 5,1% nell’industria in senso stretto. Questo incremento è dovuto in buona parte all’adeguamento dei minimi tabellari all’inflazione previsto in alcuni contratti collettivi del comparto. Nel settore terziario, invece, la stagione contrattuale del biennio 2023–2024, segnata dal rinnovo di numerosi contratti (alcuni dei quali scaduti da tempo), ha portato a una crescita complessiva del 3,4% delle retribuzioni contrattuali.

Nel periodo 2023–2024, gli incrementi retributivi nel settore industriale mostrano variazioni significative tra i diversi gruppi contrattuali. Le attività manifatturiere, che includono il comparto metalmeccanico, registrano la crescita più marcata, con un aumento del 5,3%. Seguono il settore del gas e dell’acqua (+3,4%) e quello dell’estrazione di minerali (+3,3%). Variazioni più contenute, ma comunque positive, si rilevano nell’energia elettrica (+2,6%), nel servizio di smaltimento rifiuti (+1,3%) e nell’edilizia (+1,1%). In tutti i comparti analizzati, la variazioni retributive hanno superato il tasso di inflazione (+1%), garantendo un effettivo aumento del valore reale delle retribuzioni.

Sempre nel periodo 2023–2024, l’andamento delle retribuzioni nel settore terziario evidenzia una forte crescita, principalmente dovuta al gruppo contrattuale del credito e delle assicurazioni, che registra un aumento dell’8% in un solo anno. Seguono il gruppo del commercio con un incremento del 3,6%, quello dei trasporti con un crescita pari al 3%, e quello degli altri servizi privati con il 2,8%. Aumenti più contenuti si osservano nel comparto dei pubblici esercizi e alberghi (+1,9%) e nei servizi di informazione e comunicazione (+0,5%). Non si rilevano variazioni nei gruppi delle telecomunicazioni e delle farmacie private. Con un tasso di inflazione dell’1%, solo i comparti del credito, commercio, trasporti, pubblici esercizi e altri servizi privati hanno visto un effettivo incremento del salario reale.

Nonostante questi segnali positivi, la ripresa delle retribuzioni contrattuali rimane però insufficiente a colmare la perdita di potere d’acquisto registrata negli ultimi anni. L’analisi della crescita cumulata dei prezzi e delle retribuzioni nel periodo 2019–2024 mette in evidenza questa discrepanza: mentre i prezzi al consumo sono aumentati del 17,4% negli ultimi cinque anni, le retribuzioni contrattuali del settore privato sono cresciute soltanto del 9,1%. Ciò significa che i salari contrattuali non hanno ancora recuperato la perdita di potere d’acquisto, che nel periodo 2019–2024 è risultata pari al 7,1%.

Nell’ambito del settore privato, il segmento dell’industria ha registrato la crescita cumulata più significativa nel periodo 2019–2024, con un incremento delle retribuzioni contrattuali pari all’11,8% per l’industria generale e al 12,3% per l’industria in senso stretto (al netto delle costruzioni). Il comparto dei servizi ha invece mostrato una dinamica più contenuta, con un aumento cumulato del 6,7%. Tra il 2019 e il 2024, entrambi i settori hanno quindi registrato una crescita delle retribuzioni contrattuali inferiore alla dinamica dei prezzi al consumo (+17,4%), segnando così una perdita di potere d’acquisto pari al 4,8% per i lavoratori dell’industria generale, al 4,4% per quelli dell’industria in senso stretto e al 9,1% per gli occupati nel settore dei servizi.

Con riferimento al settore industriale, le variazioni cumulate maggiori si registrano nella categoria contrattuale delle attività manifatturiere, che segna un incremento complessivo delle retribuzioni contrattuali pari al 12,6% nel periodo 2019–2024. Segue il gruppo dell’estrazione dei minerali, con una crescita nominale dell’11,4%, e quello dell’energia elettrica, con un aumento dell’11,1%. Inferiore al 10% è la crescita delle retribuzioni nelle categorie contrattuali del gas e dell’acqua (+9,9%), dell’edilizia (+7,7%) e del servizio di smaltimento rifiuti (+3,3%). Per il momento, in nessun gruppo contrattuale le retribuzioni hanno recuperato integralmente l’erosione del potere d’acquisto determinata dall’inflazione (+17,4%), con perdite che vanno dal 4,1% nelle attività manifatturiere al 12% nel servizio di smaltimento rifiuti.

Per quanto riguarda il settore terziario, nel periodo 2019–2024 la dinamica retributiva contrattuale è stata particolarmente positiva per il settore del credito e delle assicurazioni, con un incremento cumulato del 15,3%. Per tutte le altre categorie contrattuali, le variazioni sono state inferiori all’8%. Analogamente al comparto industriale, in nessuno di questi gruppi la crescita delle retribuzioni ha eguagliato quella dei prezzi al consumo (+17,4%), con perdite del potere d’acquisto particolarmente significative nei pubblici esercizi e alberghi (11%), nelle farmacie private (11,5%) e nei servizi di informazione e comunicazione (12,5%).

Secondo le disposizioni dei contratti collettivi in vigore alla fine di dicembre 2024, si prevede che le retribuzioni contrattuali orarie per il settore privato aumenteranno del 2,3% nel 2025. Le previsioni sull’inflazione per lo stesso anno indicano un incremento medio annuo del 2%. In termini reali, ciò comporterà una crescita complessiva delle retribuzioni contrattuali dello 0,5%.

In questo scenario, la variazione cumulata per il periodo 2019–2025 risulterebbe più elevata sia per i prezzi (+19,7%, +2,3 p.p.) che per le retribuzioni contrattuali (+11,8%, +2,7 p.p.). Di conseguenza, la perdita cumulata di potere d’acquisto si ridurrebbe, pur restando significativa al 6,6% (-0,5 p.p.).

Queste evidenze segnalano che la crescita salariale, per quanto finalmente avviata, avanza ancora a ritmi moderati e dovrà confrontarsi con un panorama contrattuale frammentato e disomogeneo. Il seguente grafico mostra che nel settore privato, a dicembre 2024, la percentuale di dipendenti in attesa di rinnovo raggiunge infatti il 37,1%, indicando che oltre un terzo della forza lavoro dipendente è ancora in attesa di vedere aggiornate le proprie condizioni contrattuali.